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di Alessio Pracanica

L’ospedale di Archiloco

ἑπτὰ γὰρ νεκρῶν

πεσόντων, οὓς

ἐμάρψαμεν ποσίν,

χείλιοι φονῆές εἰμεν

(Archiloco – fr. 101 west)

        Dei sette che caddero morti, e che acciuffammo dopo averli inseguiti a piedi, in mille fummo gli uccisori.

        Così il poeta Archiloco di Paro, nel VII secolo a.C., ironizzava sulle vanterie dei soldati. 2400 anni dopo, il suo collega John Keats ribadirà ulteriormente il concetto, sintetizzando che: la vittoria ha molti padri.

        C’è, insomma, una comprensibile tendenza umana a intestarsi meriti e battaglie, al di là di ogni effettiva, e proficua, partecipazione.

        Anche a Lipari, partita la campagna elettorale, stiamo assistendo a un fenomeno analogo.

        Nel moltiplicarsi di candidati, che a qualcuno sembrano perfino troppi. Ma fa niente. Si sa che certa pluralità è il fior di cappero della democrazia.

        Tutti, dopo anni di vivace e accurato disinteresse, sembrano aver preso a cuore il problema dell’ospedale, propugnando nuove e immaginifiche soluzioni.

        C’è chi, con un sorriso orientale, afferma che risolverà tutto perché è amico del giaguaro. Chi, al momento giusto, farà uscire il Sarchiapone dalla valigia. Chi è vicinissimo al ministro o al presidente. Possiede agganci a Palermo, a Roma, a Timbuctù, dentro il consiglio galattico o nella bocciofila di Faenza. Anticipando Archiloco, che la battaglia non solo non si è ancora vinta, ma resta tutta da combattere.

        Comunque sia, non possiamo che augurare ogni bene a tutti, insieme ad alluvioni di voti. Nella convinta speranza che nessuno di essi tenterà di appropriarsi/avvicinare/manipolare un bene prezioso come il Comitato “L’ospedale non si tocca”. Che, per tanti mesi, ha lottato caparbiamente, rammentando a tutti l’esistenza di un problema.

        Però il destino cinico e baro vuole che alla fine, scrutinate le urne, di tanti fiori di cappero ne rimanga soltanto uno.

        All’unico non trasformatosi in cucuncio, occorre forse preventivamente ricordare che adoperarsi per i diritti della propria comunità (l’ospedale, i derelitti trasporti marittimi, il tribunale a singhiozzo…) non dovrebbe essere un merito, ma semmai un dovere. Una precisa responsabilità.

        E che invece, quando la perdurante ignavia produce eventi come quello del bambino di Mistretta, nato morto in ambulanza, nel tentativo di raggiungere il più vicino punto nascita, situato a 90 km di distanza, dalla responsabilità si rischia di precipitare nella colpevolezza.

NOTIZIARIOEOLIE.IT

26 NOVEMBRE 2020

L’intervista del Notiziario allo scrittore Alessio Pracanica, la cultura col bisturi

Vulcano, L’Arpa fa giungere altra stazione per controllo gas foto

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Vulcano - Il cratere che emana gas non solo nel cono, continua a preoccupare i 500 abitanti, molti dei quali hanno dovuto abbandonare la zona al centro dell’isola, e si sta per mettere a punto il piano della Protezione civile. E’ stato illustrato dal Responsabile dell Funzione Volontariato del Centro Operativo Comunale, Incaricato della redazione dell'Aggiornamento del Piano di P.C. e Coordinatore del Gruppo Comunale dei Volontari di P.C. Nico Russo alla presenza dell’assessore al decentramento Max D’Auria e dei rappresentanti volontari della Croce Rossa e della Protezione civile. “Ho riferito – dice il dottor Russo - i compiti che gli assegna il piano di protezione civile per il rischio vulcanico. I due gruppi sono impegnati da metà ottobre nella gestione del Coa (Centro operativo avanzato) nell’isola e pertanto vengono periodicamente aggiornati ed informati sulle condizioni del cratere e sulle procedure da adottare.

Le condizioni di sicurezza ai fini del rispetto delle disposizioni anticovid sono state garantite dai carabinieri presenti sull'isola”. Nel mentre, l’Arpa continua a potenziare i suoi mezzi. Nei prossimi giorni arriverà una stazione mobile per rilevare la fuoriuscita di gas.

“I dai della mappatura dell’isola – puntualizza l’assessore D’Auria – sono necessari alla Protezione civile per aggiornare il piano, oltre che per il rischio vulcanologico e tsunami anche con il nuovo pericolo determinato dai gas. Subito dopo verso fine gennaio verrà fatta una esercitazione di Protezione civile. Fermo restando che i dati che sono in arrivo serviranno per comprendere se potremo rientrare nelle nostre case”.

L’Ingv di Catania che continua a monitorare l’isola ha verificato che “il flusso di CO2 in area craterica è ancora su livelli molto alti ed anomali, i valori di temperatura sono sostanzialmente stabili sia sull'orlo che sul fianco interno del cratere, Il flusso di SO2 si pone su un livello alto, il flusso di CO2 alla base del cono di La Fossa e nell’area di Vulcano Porto acquisite in automatico dalla rete Vulcanogas, si mantengono stabili su valori elevati. Solamente nel sito di Faraglione i valori di flusso mostrano un netto calo, mentre per la geochimica degli acquiferi termali i valori di temperatura e conducibiltà sono stabili nel pozzo Camping Sicilia e nel pozzo Bambara si osserva un lieve incremento del livello, mentre i valori di conducibilità continuano a diminuire. 

LIPARI, in 1° categoria i ragazzi del tecnico Massimo Riganò incontrano la Nuova Azzurra

ASD LIPARI - NUOVA AZZURRA 2 - 1

Primo tempo 1 a 0 per gli ospiti. Secondo tempo I due gol della squadra del presidente Andrea Tesoriero: il primo autogol il secondo bellissima palla a giro calciata da Antonello Giunta.

Partita giocata per la prima volta con la maglia rossoblu. I ragazzi del tecnico Massimo Riganò hanno disputato la gara davanti ad un pubblico che ha riempito le gradinate dello stadio nonostante la pioggia e dopo il vantaggio è letteralmenet esploso di gioia. 

FORZA LIPARI INSIEME SI PUÒ’

Alicudi, nuova scossa in mare

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Alicudi - Nuova scossa di terremoto al largo dell'isola delle Eolie.

L'evento sismico registrato dall'Ingv di Catania è avvenuto alle 21:40 ed è stato di magnitudo 2.8, ad una profondità 16.1 km e a 8.7 km da Alicudi Porto. 

Estinzione.” (G. Gaber)

Ci meritiamo l’estinzione.

Quante volte abbiamo letto questa frase, specie di questi tempi? In un post o nel virtuale fumetto che esce dalla bocca di un amico indignato. Per stigmatizzare una stupidità fuori misura, qualche discarica abbandonata o l’ennesimo disastro ambientale, umano, politico.

Ma è davvero così?

Rapportandosi al breve periodo, con un presidente americano che contro il Covid consiglia la candeggina, sarebbe difficile dar torto al nostro amico. Se poi estendiamo lo sguardo agli effetti ambientali del lockdown, ci tocca ammettere che senza di noi il pianeta se l’è cavata benissimo. È bastato che il bulletto umano si assentasse solo qualche giorno, causa malattia, per migliorare l’atmosfera in classe. Come per miracolo le acque sono tornate trasparenti, le catene montuose visibili e gli animali liberi di scorrazzare felici. Il breve periodo, però, rischia di essere un metro fallace, per misurare un’evoluzione di specie. Il filosofo Seneca, uscendo dall’anfiteatro, scrive inorridito a Lucilio di come “homo, res sacra homini, iam per lusum ac iocum occiditur”, l’uomo, creatura sacra per gli uomini, venga ucciso per puro divertimento. Ai giorni nostri, nessuno che sia sano di mente troverebbe divertente lo spettacolo di una pantera che sbrana un neonato o di due poveracci costretti a lottare fino alla morte. Ci accontentiamo di ludi decisamente meno cruenti, anche se a volte, vedendo una partita di calcio, si ha l’impressione che le bestie si siano solo trasferite dall’arena agli spalti. Segno che forse c’è ancora qualcosina da migliorare.

Facciamo un piccolo salto e arriviamo al 1099, epoca della Prima Crociata.

Raimondo di Aguilers nella sua Historia Francorum ci dice che alla caduta di Gerusalemme avvengono autentici miracoli: “Numerosi Saraceni furono decapitati… altri uccisi o costretti a gettarsi dalle torri; altri ancora torturati per parecchi giorni e poi buttati nelle fiamme. Per strada si potevano ammirare pile di teste, mani e piedi.” Terminata infine la descrizione di cotanta meraviglia, il pio cronista aggiunge che “i vincitori si precipitarono nella chiesa del Santo Sepolcro e qui, abbracciandosi l’un l’altro, piansero di gioia ringraziando Dio misericordioso.” Non senza aver prima bruciato tutti gli ebrei dentro le sinagoghe. Requiescant in pace, amen. Pensate cosa succederebbe oggigiorno, se un giornalista derogando al politically correct, elogiasse simili comportamenti.

O ancora peggio, se un qualsiasi governo menasse vanto di piccoli e grandi massacri. Certo, si potrà obbiettare che una vera evoluzione implicherebbe l’abolizione di guerre e stragi, più che un loro mascheramento dietro operazioni chirurgiche e bombe intelligenti, ma dopotutto stiamo parlando di miglioramenti. I miracoli, per il momento, li lasciamo a Raimondo di Aguilers.

Durante la grande epidemia di peste nel ‘300, Marchionne di Coppo Stefani, cronista del tempo, riferisce che “medici non se ne trovavano, perocché moriano come gli altri…”. E quand’anche si fossero trovati, sarebbero serviti a ben poco, visto che, fatta la diagnosi, l’unico loro compito era assicurarsi che il moribondo si pentisse dei propri peccati. Pertanto, anche in questo campo dobbiamo registrare un certo progresso, con buona pace di no-vax e seguaci di terapie alternative.

Nel lontano 1672, gli orangisti olandesi, delusi dall’andamento della guerra contro l’Inghilterra, decidono di linciare il capo del governo Johan de Witt e suo fratello Cornelius. Non abbastanza soddisfatti, i rivoltosi oltraggiano e squartano i corpi, per divorarne i fegati, dopo opportuno barbecue. Fortuna vuole che, nei secoli, l’introduzione della sfiducia e di altri meccanismi parlamentari abbia contribuito a mitigare l’agone politico, favorendo forme più miti di dissenso. Compiamo un altro balzo e passiamo al 2 dicembre 1812, giorno in cui Napoleone Bonaparte, reduce dal disastro russo, firma il 29° e ultimo Bollettino della Grande Armée.

In esso, l’Imperatore informa i francesi sul suo ottimo stato di salute, aggiungendo incidentalmente di aver perso seicentomila uomini. Raro connubio di candore e furfanteria, che oggi nemmeno il regime nord coreano potrebbe permettersi. Questa serie di esempi dimostra come qualche piccolo progresso, dal Neolitico a oggi, sia stato realizzato. Abbiamo abolito il duello, la schiavitù, l’apartheid e non c’è costituzione, almeno a parole, che non garantisca diritti uguali e inalienabili per tutti.

Può sembrare poca cosa, ma ricordiamoci che fino a non molto tempo fa, anche l’uguaglianza teorica era propugnata solo dai rivoluzionari più fanatici. Non dobbiamo quindi necessariamente disperare sulla sorte dell’homo sapiens, ma nemmeno inorgoglirci troppo. Rimane molto da fare e tantissimi pericoli all’orizzonte. C’è un intero ecosistema, troppo a lungo violentato, con cui fare pace, asteroidi da schivare, pandemie da debellare e uguaglianze ipotetiche da realizzare compiutamente.

Ma prima di ogni altra cosa, nell’Era della Comunicazione, c’è un passo assolutamente propedeutico da compiere. Restituire all’informazione il compito di raccontare i fatti, sganciandoli dalle troppe narrazioni cerchiobottistiche.

Un vizio antico, se prendiamo a esempio la successione di titoli con cui il Le Moniteur racconta il ritorno al potere del già citato Napoleone.

9 marzo: l’antropofago è uscito dal suo covo

10 marzo: l’orco della Corsica si prepara a sbarcare

11 marzo: la tigre è arrivata a Gap

12 marzo: il mostro ha dormito a Grenoble

13 marzo: il tiranno ha superato Lyon

18 marzo: l’usurpatore è a sessanta leghe dalla capitale

19 marzo: Bonaparte avanza, ma non entrerà mai a Parigi

20 marzo: Napoleone domani sarà sotto i nostri spalti

21 marzo: l’Imperatore è arrivato a Fontainebleau

22 marzo: Sua Maestà Imperiale ha fatto ieri il suo ingresso al Palazzo delle Tuileries, circondato dai fedeli sudditi

Capolavoro di mistificazione e trasformismo che sembra scritto ieri, tanto ci siamo assuefatti.(dazebaonews.it)

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