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di Ennio Fiocco

Uniti nella tempesta di Lisca Bianca

"L'Avventura", le cui atmosfere contano molto più della vicenda, fu girato nel lontano 1959 e venne presentato l'anno successivo al Festival di Cannes ricevendo il Premio della Giuria. Monica Vitti ebbe una Nomination come migliore attrice e Lea Massari da non protagonista. Il Film, dove veniva denunciata la inconsistenza morale della borghesia italiana, fu censurato per oscenità e offesa al pudore da parte della Procura di Milano che ordinò il c.d. “velatino” (e cioè l'oscuramento) di ben 5 scene.

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I protagonisti sono sostanzialmente tre: Sandro, Anna (Lea Massari) e Claudia (Monica Vitti), quest'ultima romantica e perbene. Un gruppo di amici parte per una gita su uno yacht per l'arcipelago delle Eolie e durante una sosta sull'isolotto di Lisca Bianca di Panarea, la giovane Anna scompare improvvisamente senza lasciare traccia. Il fidanzato della ragazza, Sandro, si dà da fare per cercarla insieme a Claudia, e fra questi due ha inizio una relazione sentimentale. La trama è costruita sull'evento misterioso ed inspiegabile della scomparsa. Nella seconda parte il regista ferrarese si sofferma sull'inaspettato rapporto che nasce fra Sandro e Claudia e sui mutevoli stati d'animo di quest'ultima.

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Nell'Avventura, girato anche in altri suggestivi scorci di alcune città della Sicilia, ci viene offerta una complessa rappresentazione dell'ambiguità e della fragilità dei sentimenti umani, vissute attraverso il memorabile personaggio femminile di Claudia, interpretato dalla straordinaria e bella Monica Vitti, dove anche il paesaggio riveste un ruolo decisivo all'interno della“poetica dell'incomunicabilità” che contrassegna il pensiero dall'eccelso regista. Antonioni, in una sua intervista al Corriere della Sera del 31 maggio 1976 riferendosi al film nella parte girata alle Eolie, così rivive i momenti forti in cui tutti si erano ritrovati: “Potrei cominciare dalla tromba d’aria, che quando la vidi arrivare ... gridai all’operatore di portare la macchina da presa, subito, e girare.

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Ma Monica Vitti aveva paura e allora uno dei pescatori che lavoravano per noi le disse che lui sapeva tagliare la tromba, suo padre gli aveva confidato le parole magiche in chiesa durante una notte di Natale anni prima, difatti le pronunciò e la tromba svanì. E io mi arrabbiai perché quella tromba era esattamente ciò che mi serviva per dare il mistero all’isola...tutte le mattina con una barca andavamo a girare su uno scoglio che si chiama Lisca Bianca, a venti minuti da Panarea. Quando il mare era calmo si vedevano sbuffi di vapore venire fuori dall’acqua e sciogliersi in tante bollicine sulfuree. Ma non era mai calmo. Era costante nella burrasca.... In quel breve tragitto...rischiavamo letteralmente la vita.... Le navi di linea avevano sospeso il servizio e noi mangiavamo carrube e biscotti ammuffiti. C’erano conigli selvatici sull’isola, ma erano malati. Niente sigarette. E neppure salario. A un certo momento gli operai si misero in sciopero... Restammo in sei o sette, gli attori, l’operatore, il direttore di produzione e i miei aiuti. Avevamo imparato a caricarci i proiettori sulle spalle e a costruire praticabili a picco sul mare. Una notte il mare ci impedì di tornare a Panarea e fummo costretti a bivaccare sullo scoglio. Mentre tentavamo di imbarcarci un’ondata aveva strappato una zattera dagli ormeggi e l’aveva spinta al largo con due uomini sopra. Passai la notte a guardare quell’inferno che era il mare, con l’incubo di quei due in sua balia...

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La zattera fu ritrovata all’alba, con i due uomini esausti....Da Panarea si poteva telefonare, questo sì. C’erano due apparecchi radio, ricevente e trasmittente, residuati di guerra americani. Il motore che forniva energia a questi apparecchi era di quelli con l’avviamento a mano; come le vecchie auto. L’impiegato postale aveva spesso un braccio al collo, se lo rompeva avviando il motore. Ma quanto stava bene si comunicava. Accadeva che chiunque avesse una radio portatile sull’isola poteva sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda... L’umore di tutti era così diffuso nell’aria, le stradine di Panarea riempivano di frasi amorose a tutto volume... che tardavano a trovare un nuovo produttore...non c’era più nessuno alle nostre spalle....Naturalmente avrei preferito nascondere preoccupazioni e amarezze ai miei compagni di lavoro, l’avvilimento che provavo per essere costretto a imporre loro quell’assurdo modo di vivere e lavorare...

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L’avventura è un film amaro, spesso doloroso. Il dolore dei sentimenti che finiscono o dei quali si intravvede la fine nel momento stesso in cui nascono. Tutto questo raccontato con un linguaggio che ho cercato di mantenere spoglio di effetti.... Tutti si chiedono vedendo il film: dov’è finita Anna?...Tutti si guardano sgomenti. Ecco, questo sgomento è la connotazione del film”.

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