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di Ennio Fiocco

Il mare in tempesta di Jean Epstein.

Ho rinvenuto casualmente da yotube un cortometraggio del 1947 “La Tempestaire” realizzato da Jean Epstein, regista e teorico cinematografico francese, nato a Varsavia il 25 marzo 1897, da padre francese e madre polacca, e morto a Parigi il 3 aprile 1953. Il suo pensiero e il suo eclettismo si inseriscono nel cosiddetto impressionismo francese con inizio negli anni venti. La visione complessa e articolata dell'arte gli procurò l'epiteto di “filosofo del cinema” concependo il mezzo cinematografico come uno strumento di conoscenza capace di mostrare aspetti della realtà e dell'uomo che altrimenti non sarebbe possibile cogliere con altre forme.

Non è facile classificarlo, ma è profondo il pensiero che ci trasmette, come anche l'opera della sorella Marie che è una delle rare donne a scrivere e girare sulla soglia degli anni Trenta: i film di quest'ultima ci parlano di maternità, di madri coraggio, di laicità ma anche di direzione d'attori e di bambini, nonché di riprese dal vero e che rende visibile l’opera del fratello, restaurando il materiale, permettendo l’accesso ai film, pubblicando gli scritti e organizzando la schedatura degli archivi. Il cinema di Jean Epstein potrebbe essere definito come quel linguaggio capace, attraverso la sperimentazione formale, di creare la “poesia” dove il film non è esclusivamente spettacolo, ma una possibilità di visione conoscitiva, un modo nuovo di interpretare il reale, di ricrearlo in una lingua poetica che si manifesta pienamente fotografando il quotidiano e che forza la realtà lanciando lo sguardo “oltre” l'apparenza. Il regista stesso ha affermato che “Con la nozione di photogénie è nata l’idea del cinema come arte.

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Come definire l’indefinibile photogénie, se non col dire che sta al cinema come il colore sta alla pittura e il volume alla scultura: è l’elemento specifico di quest’arte”. In questo breve lavoro che mi accingo a presentare ai lettori del notiziario, mi vengono in mente le isole Eolie che, in un certo senso, hanno tante cose in comuni con i luoghi in cui l'opera è stata girata e che può essere visionato con una semplice ricerca. (Non si dimentichi, ancora di un cortometraggio muto del 1929 di Jean Epstein - ambientato sempre nella sua preferita Bretagna - che è quasi una descrizione semi-documentaristica dell'esistenza dura, ma serena degli abitanti dell'arcipelago spesso funestato da spaventose tempeste - intenti a raccogliere per l'industria una preziosa alga marina. Il regista abbandona così i teatri di posa e gli attori professionisti per girare nella natura e fra gente vera.

Nell'opera del 1947 di 22 minuti “La Tempestaire” una giovane donna, che vive con la nonna in un piccolo villaggio di pescatori in Bretagna, ha una premonizione e cerca di convincere il fidanzato a non partire per la pesca. Lui però non le dà retta. Presto lo coglie una tempesta e la ragazza, disperata, cerca di far sì che il fato non si avveri. Su consiglio della nonna si reca da un uomo anziano nella convinzione che possa controllare il tempo meteorologico grazie al potere magico della sua sfera di cristallo. Il vecchio uomo riesce però a fermare prima il vento, poi le onde, e infine, fa cambiare anche corrente a queste ultime. In questa fase si può assistere ad un ottimo uso di tecniche di slow motion e montaggio al contrario.

Finita la magia, il vecchio fa cadere la palla, che si frantuma in molteplici pezzi. Contemporaneamente torna il giovane pescatore, che tranquillizza la sua amata, e la coppia abbracciata che passeggia con il mare in lontananza, torna finalmente a casa.

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