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di Ennio Fiocco

San Cristoforo e le Eolie. 

Probabilmente di origine Cananea, Reprobo, che assume col battesimo il nome di Cristoforo, diventa predicatore a Samon in Licia, dove opera numerose conversioni. Proprio in Licia, fu arrestato, torturato e quindi martirizzato intorno all'anno 250 d.C. durante la persecuzione voluta dall'imperatore Decio, che fu l'anticristiano che cadde contro i Goti.

Come tutti gli imperatori del suo periodo, Decio dovette affrontare il problema dei cristiani. In particolare, l’imperatore stabilì una data precisa entro la quale tutti i membri delle comunità cristiane cittadine erano tenute a compiere dei sacrifici in onore degli Dei del Pantheon romano, alla presenza di un magistrato. Coloro i quali avrebbero completato il sacrificio, avrebbero ricevuto un certificato a dimostrazione del rispetto del suo Editto. Questo obbligo metteva in crisi le comunità cristiane che non concepivano sacrifici agli Dei romani. L’Editto provocò una caccia ai cristiani che vennero giustiziati. L'Editto fu successivamente revocato nel 260 d.C, durante il regno di Gallieno.

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San Cristoforo è venerato come Santo sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa.
L’immagine più frequente del Santo raffigura un gigante barbuto che porta su una spalla Gesù Bambino, aiutandolo ad attraversare le acque di un fiume; Gesù Bambino regge sulla punta delle dita il mondo, come se giocasse con una palla. La 
leggenda, oltre ad ispirare l’iconografia occidentale, ha fatto sì che San Cristoforo fosse invocato patrono dei barcaioli, dei pellegrini e dei viandanti. 

In Oriente San Cristoforo è generalmente raffigurato con testa di cane, come è testimoniato da molte icone conservate a San Pietroburgo e a Sofia. L’iconografia del Santo cinocefalo secondo alcuni proverebbe che si tratti di un culto nato in ambito ellenistico-egizio, con un chiaro riferimento al culto del dio Anubis. Secondo la Leggenda Aurea, il martirio di Cristoforo avvenne a Samo, in Licia. Il Santo resistette alle torture inflittegli con verghe di ferro e metallo rovente.

Persino le frecce che gli furono scagliate contro rimasero sospese a mezz’aria, e una di esse tornò indietro e trafisse l’occhio del sovrano che aveva ordinato il supplizio. Il re diede allora ordine di decapitare Cristoforo, e il Santo, prima di morire, gli disse: “Bagnati l’occhio col mio sangue, e sarai risanato.” Il re riacquistò la vista e, pertanto, si convertì, e da allora il Santo viene invocato per guarire dalle malattie della vista.

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Nel mese di gennaio dello scorso anno casualmente mi trovavo a visitare il Duomo di Barcellona Pozzo di Gotto ed ho notato un possente dipinto ad olio su tela rettangolare alto circa tre metri, contenuto da una cornice lignea dorata e dipinta recante le storie del Santo e decussata agli angoli superiori. Ho chiesto al mio amico il fotografo Antonio Fiorentino (che ringrazio) di realizzare alcune fotografie.

Il dipinto, di pregevole interesse, è stato realizzato da un artista ignoto del secolo XVI-XVII e proveniva dalla Chiesa di San Sebastiano. Dalla lettura della pubblicazione Il Mosaico della Memoria: Pittura e Scultura a Barcellona fra Quattrocento e Seicento,- Messina: SICANIA – Edizioni GBM, 1998” così viene così descritto: Questa è la scena rappresentata nella tela dall’ignoto autore, probabile seguace di Antonello Riccio. Forte e robusta appare la figura di Cristoforo, avvolta da un mantello il cui panneggio, ampio e voluminoso, si gonfia come la vela di una nave.

Il Santo si appoggia al suo bastone e rivolge con gravità lo sguardo al Bambino che porta sulle spalle e dal quale riceve rassicurazione. Fanno da sfondo alla scena un cielo denso di nuvole minacciose, su un orizzonte luminoso che infonde speranza , ed un paesaggio marino che sembra una veduta non del tutto immaginaria dello Stretto di Messina, delimitato in lontananza dalle Isole Eolie. Nei riquadri angolari sono applicate quattro teste di cherubini intagliate e indorate, mentre in quello centrale del rifascio superiore è applicato un cartiglio con una scritta di cui , dal basso, è possibile leggere soltanto una parte :

“…FIGRADE ETIO/ DEFENDE ME AB OI/ PERICULO ET A MALA/ MORTE…” . L’attribuzione del dipinto all’ambito di Antonello Riccio è stata avanzata dal Bilardo e trova conferma nel fatto che il pittore viene ricordato dal Susinno e dal Grosso Cacopardo come autore di una grande tavola, raffigurante lo stesso Santo, che si trovava a Messina nell’Oratorio di S. Cristoforo, e che certamente servì da modello per il quadro barcellonese”.

Le isole Eolie, rappresentate dall'artista ignoto, si intravedono in lontananza nella loro bellezza con lo Stromboli fumante.

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